La prima fase di Avvertenze Danza è appena terminata e ci sentiamo di dover ringraziare sia i partecipanti che si sono messi in gioco presentando il loro lavoro, sia gli operatori che hanno svolto con estrema serietà ed onestà il proprio compito, visionando attentamente tutti i lavori in scena e rendendosi disponibili al colloquio con coreografi e danzatori.
Un ringraziamento va anche al pubblico, particolarmente numeroso, e in particolare a quegli spettatori che hanno lasciato agli autori un commento scritto sulle coreografie presentate sulla scena.
In attesa del Gala finale, ci sentiamo di voler condividere con la comunità del web alcune indicazioni, considerazioni e consigli agli autori su cui l’organizzazione di Avvertenze Generali e gli operatori che hanno
partecipato ad Avvertenze Danza concordano.
Questi i punti principali
Troppi sono gli insegnanti arbitrariamente convinti che il loro lavoro possa già essere inquadrato in un progetto professionale. Se certo c’è del talento coreografico in alcuni insegnanti di danza bisogna ricordarsi che il passaggio dall’essere insegnante (e forse autore di un originale saggio di danza) all’essere un coreografo teatrale non è automatico ne tantomeno scontato.
- Quando si partecipa ad una piattaforma che ha come obiettivo l'individuazione del talento e l'accompagnamento di esso verso un percorso professionale, l'autocritica e l'umiltà nell’accettare le eventuali note negative devono essere le caratteristiche fondamentali per accedervi.
- Per gli operatori è superfluo e controproducente addurre giustificazioni
alle eventuali critiche ricevute in termini di "poco tempo a disposizione per
la preparazione della coreografie" o "poco tempo per esprimere
compiutamente il proprio lavoro" o ancora "l'impossibilità di avere
a disposizione elementi idonei per l'interpretazione".
In conclusione questi sono i suggerimenti degli operatori
indirizzati agli autori:
1)
se sei alla tua prima opera cerca di non riempirla con tutti gli spunti e linguaggi che la tua fantasia può immaginare. Semplifica, screma e cerca di arrivare all’essenza.
2)
se hai talento, hai anche la capacità di concentrare in 10 minuti un lavoro che ti rappresenti, perché non è la durata che dà la misura della creatività;
3)
se non hai gli elementi giusti per presentare sulla scena il tuo lavoro è meglio rinunciare, perché è controproducente sotto tutti i punti di vista;
4)
se hai la possibilità di parlare con un operatore che ha il visionato il tuo lavoro impara ad ascoltare, prima ancora di parlare. Prima di raccontare quello che volevi dire cerca di capire cosa hanno visto loro nel tuo lavoro. Se non c’è concordanza fra quello che gli operatori e il pubblico hanno capito e visto e quello che volevi dire, il problema non è loro ma tuo, dato che evidentemente non sei stato capace di far arrivare a loro il tuo pensiero.